La lingua lombarda: la morfologia

Secondo una moderna accezione del termine, la morfologia è l’insieme delle forme assunte dalle parole al variare di fattori come numero, genere, modo, tempo e persona. In termini più pratici, la morfologia non sarebbe altro che l’insieme delle regole di flessione delle parole, come la coniugazione per i verbi e la declinazione dei nomi o degli aggettivi.

Sebbene vi siano comunque numerosi principi comuni a tutti quanti i suoi diversi dialetti, nel caso del lombardo si è nel tempo sviluppata una significativa differenziazione nella morfologia, tanto che si può tranquillamente considerare l’aspetto della lingua che varia maggiormente. Al fine di non dilungare eccessivamente la trattazione, in questa sede ci limiteremo a considerare essenzialmente i tratti comuni del lombardo.

Per quanto riguarda la coniugazione dei verbi, una fondamentale caratteristica comune è l’inesistenza di un corrispettivo al perfectum latino, tempo verbale che nella maggior parte delle lingue romanze si è evoluto dando, ad esempio, origine al passato remoto dell’italiano, al passé simple del francese o all’indefinido dello spagnolo. Secondo alcuni studiosi, un corrispettivo al citato tempo verbale latino sarebbe in realtà esistito, ma decaduto definitivamente per disuso nel Settecento.

Considerando tuttavia che i testi scritti prima del diciottesimo secolo sono in realtà volgari palesemente latineggianti e che una distinzione tra passato perfetto e imperfetto non esiste nelle lingue germaniche, è molto più probabile che la perdita di questo tempo verbale sia avvenuta nell’alto medioevo grazie a Goti e Longobardi. E il fatto che nei testi anteriori al Seicento non vi sia traccia nemmeno delle vocali anteriori arrotondate (le cosiddette “vocali turbate”) convalida ulteriormente questa ipotesi. Rimanendo sempre nell’ambito delle coniugazioni, altro elemento di comunanza dei vari vernacoli lombardi, con l’eccezione di alcuni meridionali, è l’inesistenza del modo verbale gerundio. Per evidenziare la continuità dell’azione, in lombardo centrale e orientale è usata l’espressione “vess adree a” (milanese: “sont adree a mangià”), mentre in lombardo occidentale(piemontese) si utilizza l’espressione “esse ‘n camin che” (torinese: “Anté ch’it ses an camin ch’it vas?”). Ulteriore peculiarità nella flessione dei verbi riguarda l’imperativo negativo: mentre in italiano si forma con l’infinito del verbo, in tutti i dialetti lombardi si crea aggiungendo la negazione al verbo coniugato all’imperativo (milanese: “fa no inscì!”).

Il secondo interessante punto di analisi morfologica da affrontare è sicuramente dato dalla declinazione dei nomi e degli aggettivi. Un elemento di notevole interesse a tal riguardo è senza dubbio dato dal genere del plurale: se nel lombardo occidentale, meridionale e orientale esiste, come in italiano o in spagnolo, una netta distinzione tra il plurale maschile e il plurale femminile, nel lombardo centrale e nelle sue aree d’influenza il plurale è sempre privo di genere (italiano: “i Lombardi” – milanese: “i Lombard”, italiano: “le Lombarde” – milanese: “i Lombard”).

Considerato che nelle lingue romanze è presente, oltre che nel lombardo centrale, unicamente nel francese e che è largamente diffusa nelle lingue germaniche, questa peculiarità è sicuramente da considerarsi di origine germanica. Ma la distinzione tra il lombardo centrale e le altre varianti è determinante anche per la formazione del plurale: se, escludendo la perdita della “a” (milanese: “la sciresa” – “i scires”), nel lombardo centrale la maggior parte dei nomi e degli aggettivi rimane generalmente invariata (milanese: “el magatt” – “i magatt”), nelle altre varianti si seguono le regole di flessione tipiche dell’italiano (la “a” diventa “e” mentre la “o” diventa “i”). Oltre al comune passaggio da -ll a -i (milanese: “cavell” – “cavei”), interessanti eccezioni al precedente principio generale sono il passaggio dal suffisso -in al suffisso -itt nel lombardo centrale (milanese: “el buscin” – “i buscitt”) e il passaggio dal suffisso -t al suffisso -cc nel lombardo orientale (bergamasco: “andat” – “andacc”).

Altro elemento da notare è che, durante lo sviluppo dei vari dialetti lombardi, si è assistito a un generale processo di apocope che ha portato alla perdita, a seconda delle varianti, parziale o totale delle vocali finali atone latine con l’unica grossa eccezione della “a”, la vocale del femminile. Trattandosi di un fenomeno presente anche in altre lingue gallo-romanze, come il francese, l’occitano e il romancio, la perdita delle vocali finali atone può considerarsi una caratteristica di sicura origine celtica.

Sebbene non sia un aspetto che fa strettamente parte della morfologia, va poi evidenziato che un fenomeno, collegato all’apocope, molto presente in alcune varianti del lombardo è la sincope, cioè l’eliminazione di una lettera o di una sillaba all’interno della parola. Essendo presente nel francese, anche questo fenomeno, diffuso soprattutto nel lombardo occidentale e meridionale (latino: “pilare”, torinese: “plè”), può essere considerato di sicura origine celtica.

Infine, un’ulteriore caratteristica da evidenziare è l’assenza di una distinzione tra pronomi nominativi e accusativi: mentre nella maggior parte delle lingue romanze la detta distinzione è tuttora presente, in lombardo gli originali pronomi nominativi latini sono stati soppiantati da quelli accusativi (latino: “ego sum”, italiano “io sono”, milanese: “mi sont”).

Se l’apocope raggiunge il suo massimo in lombardo centrale, che oltre alla “a” mantiene unicamente la “i” in alcune parole dotte o tecniche (milanese: “offizi”), essa vede il suo minimo nel lombardo orientale, dove a causa della dominazione veneta è possibile trovare anche numerose “o” finali atone (bresciano: “gnaro”).

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Adalbert Ronchee

Info su Adalbert Ronchee

Classe 1988. Ho ottenuto la maturità liceale nell'indirizzo scientifico tecnologico e la laurea in economia nel curriculum management. Presidente del Movimento Nazionalista Lombardo dalla fondazione allo scioglimento. Attuale Presidente di Grande Lombardia dopo esserne stato Segretario dalla fondazione.
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