L’evoluzione dei concetti di “Italia” e di “Lombardia”

Normalmente quando si parla di “Italia” e di “Lombardia” il riferimento verso questi termini è fatto secondo il significato amministrativo che al giorno d’oggi assumono, ossia Repubblica Italiana per “Italia” e Regione Lombardia per “Lombardia”. Complice l’ignoranza diffusa, troppo spesso l’estensione amministrativa di questi enti è tuttavia applicata ad altri campi quali l’etnia, la lingua, la cultura, etc. In particolare, è credenza diffusa che il territorio e la popolazione che sono governati da questi enti abbiano omogeneità e unicità etnica, storica, linguistica, culturale. In altre parole, che la Repubblica Italiana corrisponda all’unica ed esclusiva terra in cui abita l’omogeneo e monolitico “popolo italiano”, che è anche una terra storicamente considerata “italiana” in cui si parlano lingue “italiane” e vi sia diffusa un unica cultura “italiana”.

In maniera piuttosto similare, si pensa che la Regione Lombardia corrisponda all’unica ed esclusiva terra in cui abita il popolo “lombardo”, che è anche l’unica terra storicamente considerata “lombarda” in cui si parlano lingue “lombarde” e vi sia diffusa una cultura “lombarda”. Questa confusione tra Italia e Repubblica Italiana e tra Lombardia e Regione Lombardia ha portato alla triste convinzione che, non solo la Lombardia etno-linguistica corrisponda all’omonima regione, ma anche che, essendo parte della Repubblica Italiana, sia Italia, intesa come Nazione unica e omogenea dalle Alpi alla Sicilia. Purtroppo si tratta di un errore clamoroso, che deriva da una serie di sfortunate combinazioni storiche e dall’interesse, passato e presente, di ristrette cerchie di persone. La domanda che a questo punto sorge spontanea, o quantomeno dovrebbe nascere tale, è cosa voglia dire “Italia” e “Lombardia” sotto i quattro aspetti citati, ossia etnico, storico, linguistico e culturale. Si tratta di un interrogativo dalla complessa risoluzione e che necessita quindi di un’accurata trattazione pluridisciplinare per essere esaustivo.

Il primo passo per affrontare questo compito e che sarà fatto in questa sede è una trattazione dell’evoluzione storica che il concetto di “Italia” e quello di “Lombardia” hanno avuto dalla loro origine ai giorni nostri. Essendo piú antico il concetto di Italia, inizieremo da questo.

Il termine “Italia” sembri derivi dall’osco Viteliú (“terra dei vitelli”), indicando di conseguenza o un territorio con una grande presenza di bovini o un territorio ove il vitello era adorato come animale sacro, che in Magna Grecia divenne in seguito Vitalia e infine Italia.Questo nome compare per la prima volta nei documenti del VI secolo prima dell’era volgare per designare la parte piú meridionale della penisola calabrese.Un secolo piú tardi il nome Italia si era imcomprensibilmente già esteso all’intera Calabria, alla Lucania e a parte della Puglia e del Salento.L’espansione piú grande avvenne tuttavia con il III secolo p.e.v. quando il termine Italia arrivò a designare tutti i territori a sud dei fiumi Arno ed Esino. Risulta importante specificare che il termine “Italia”, che fino ad allora aveva avuto unicamente valenza geografica, assunse anche una qualifica amministrativa in quanto identificava i territori direttamente dipendenti dal governo di Roma.

Nel 81 p.e.v. Silla spostò il confine del termine geografico-amministrativo “Italia” allo spartiacque appenninico e al fiume Rubicone (che diverrà famoso quale confine entro il quale era assolutamente vietato oltrepassare con eserciti armati) includendo inoltre la Liguria. Dopo aver “conquistato” l’intera penisola geografica, la diretta amministrazione dell’urbe, e quindi anche il termine “Italia”, fu esteso alla Gallia Cisalpina per mano di Cesare nel 45 p.e.v. L’ultima estensione del termine meramente amministrativo “Italia” avvenne tre secoli piú tardi quando le tre grandi isole, che fino allora erano rimaste province, furono annesse da Diocleziano nel 292 e.v.Questa Italia unita tanto decantata dagli irredentisti italianisti non durò che poco piú di 30 anni poiché nel 324 e.v. l’imperatore Costantino la divise in Italia Annonaria con capitale Milano e che inglobava la Gallia Cisalpina, la Rezia e la Pannonia e l’Italia Suburbicaria con capitale Roma che comprendeva la penisola italiana propriamente detta (cioè dalla linea Massa-Senigallia in giú).Rimase comunque in piedi l’ente amministrativo della “prefettura d’Italia” che comprendeva l’attuale Repubblica Italiana e l’Illiria e il cui nome sopravvisse pure alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 finché non fu trasformato in “Esarcato d’Italia” nel 580. Nel frattempo (568) i Longobardi avevano conquistato la Valpadana e avevano istituito un loro regno.

Il termine “Italia” rimase per cosí dire vivo a identificare l’omonimo Esarcato bizantino fino al 751, quando questo fu conquistato dal re longobardo Astolfo. Il nome scomparve per qualche decennio finché non fu rispolverato nel 781 da Carlo Magno per denominare il regno che creò per il figlio Pipino con le terre strappate ai Longobardi.

Va tuttavia notato che da questo momento il termine Italia cambia nuovamente significato e va paradossalmente a indicare le terre sotto dominio imperiale al di sotto delle Alpi (cosa che verrà poi ribadita pure da una bolla papale, la quale sancirà che per “Italia” s’intende unicamente i territori a nord dello stato pontificio).Il Regnum Italicum durò formalmente fino al 1014 ma il termine “Italia” era già caduto in disuso nel linguaggio comune nel VII secolo e veniva usato unicamente in documenti burocratici per fini elogiati poiché ricollegava alla gloria dell’antica Roma (cosa che del resto fecero i tedeschi o anche i bizantini denominando “Romano” i loro imperi). Nel parlare quotidiano i territori della vecchia Gallia Cisalpina e della Toscana erano infatti oramai conosciuti solo con il nome di Lombardia e allo stesso modo i suoi abitanti erano chiamati Lombardi.A riprova di ciò basti pensare che la coalizione tra le città della valpadana (che andavano da Verona a Cuneo) che si oppose al Barbarossa si autodefinì Lega Lombarda e non “Lega Italiana” e che la celebre strada di Londra che ospitava gli orafi e i banchieri provenienti dalla Valpadana e dalla Tuscia fu chiamata Lombard street e non “Italian street”.

Risulta quindi interessante notare che il concetto di “Italia” e quello di “Lombardia” si erano sostanzialmente sovrapposti, in quanto entrambi definivano i territori imperiali sotto lo spartiacque alpino. Con il basso medioevo il termine “Italia” cadde quindi definitivamente in disuso anche a livello burocratico al punto che alcuni secoli piú tardi un dizionario dei termini desueti redatto durante il Rinascimento spiega che il lemma era usato in epoca classica per indicare i territori governati direttamente da Roma.

Il Rinascimento vede inoltre un cambiamento del concetto di Lombardia, il quale non è piú utilizzato per indicare la Toscana, la Liguria e le terre sotto dominio veneziano. Il termine “Lombardia” rimane però saldamente affrancato all’intero bacino idrografico del fiume Po fino all’Ottocento, quando Napoleone recupera il termine burocratico “Italia” e lo usa per indicare uno stato fantoccio creato tra il Sesia e l’Istria.

Lo sviluppo del neoclassicismo in quel periodo inizia a fare sempre piú forte il mito di Roma, che viene vista con sempre maggiore ammirazione anche dai Lombardi, i quali iniziano a vedere con sospetto il termine “Lombardia” perché si pensava fosse legato a una mera dominazione straniera. L’ingenuo pensiero che fu fatto ai tempi era che l’estensione del termine Italia alla Gallia Cisalpina fosse stata congiunta a una colonizzazione etnica della valpadana da parte dei romani che avrebbe del tutto rimpiazzato l’elemento celto-ligure precedente e che Goti e Longobardi fosse stata solo una dominazione passeggera.
A questo va aggiunto il prestigio che dava l’idea di dirsi discendenti della civiltà romana, ritenuta “superiore” perché aveva lasciato piú testimonianze di sé rispetto a quella celtica o germanica.
Va notato che il termine “Italia” era però stato ripreso con l’accezione medievale del termine, ossia in riferimento ai territori imperiali al di sotto della catena alpina.Quando il Conte di Cavour e gli altri personaggi del “Risorgimento” parlavano di “unire l’Italia” intendevano difatti l’unione in un solo regno dei territori della Valpadana e della Toscana.
L’unico a intendere il lemma di “Italia” con estensione ai territori dell’attuale Repubblica Italiana era il massone Giuseppe Mazzini, il quale sosteneva un’assurda unità e omogenità etnica, linguistica, culturale e storica dalle Alpi alla Sicilia.

Purtroppo le pressioni inglesi e francesi per la creazione di uno stato unico nella penisola italiana per eliminare lo stato della chiesa e controllare meglio il Mediterraneo portarono alla famosa spedizione dei Mille e quindi all’unificazione di quei territori che sono anche oggi intesi come “Italia”, sotto un governo fortemente centralista, facendo cosí felice lo strampalato genovese.

Il mito di Roma durante il Risorgimento non si limitò tuttavia al recupero del termine “Italia” ma portò all’assurda denigrazione del termine “Lombardia”, considerato purtroppo solo come un brutto ricordo di un’occupazione straniera. Si trattò di un disprezzo talmente insano che nel 1861 arrivò al punto di cambiare il nome della città di Reggio di Lombardia nella squallida denominazione di “Reggio nell’Emilia”. Passato l’odio risorgimentale verso la “lombardità”, il termine “Lombardia” fu ripescato nel 1970 per denominare una regione fatta a caso e che non rappresenta assolutamente quella che è la Lombardia a livello etnico, storico, linguistico e culturale.

Purtroppo l’ignoranza diffusa all’interno dei movimenti identitari nati negli anni ’90 ha però portato a credere che la Lombardia fosse la regione creata a tavolino nel 1970 tanto che se adesso fai notare a un torinese o a un modenese che sono Lombardi la prendono quasi per un’offesa.

Dopo secoli di confusione sul concetto di Italia e di Lombardia, è giunto il tempo di fare chiarezza su questi termini e definire una volta per tutte cosa in realtà dovrebbe razionalmente e ragionevolmente essere inteso per Italia e per Lombardia.
Si tratta di un compito che verrà espletato nei prossimi articoli al riguardo.

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Adalbert Ronchee

Info su Adalbert Ronchee

Classe 1988. Ho ottenuto la maturità liceale nell'indirizzo scientifico tecnologico e la laurea in economia nel curriculum management. Presidente del Movimento Nazionalista Lombardo dalla fondazione allo scioglimento. Attuale Presidente di Grande Lombardia dopo esserne stato Segretario dalla fondazione.
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